Manifesto
Il talento non può e non deve aspettare.
In qualche piccolo paese di provincia tra Bolzano ed Agrigento, in questo esatto momento, c'è un adolescente con mille idee in testa che non riesce a smettere di pensare.
Nessuno lo sta ascoltando.
Lo conosco bene, quel ragazzo.
È nato e cresciuto in una realtà di periferia che cercava costantemente di convincerlo che pensasse troppo in grande.
Ha imparato presto che l'ambizione è un lusso per quelli nati nel posto giusto, con le persone giuste intorno. Gli hanno detto, in mille modi diversi:
“Non è roba per quelli come noi.”
Forse ha smesso di provarci. Forse no.
Una cosa che ha capito per certo è che non importa quante cose abbia da dire, nessuno è realmente disposto ad ascoltarlo.
C'è qualcosa di ancora più crudele, però, di cui non si parla abbastanza.
Questi ragazzi, quelli che a sedici anni pensano a progetti che vorrebbero costruire e problemi che vorrebbero risolvere, spesso finiscono per sentirsi stupidi.
Non perché lo siano. Ma perché gli altri non li capiscono.
Quando tutti i tuoi compagni si preoccupano di essere popolari a scuola e tu invece stai pensando a qualcosa che vuoi costruire, inevitabilmente ti senti sbagliato, solo.
Ti senti diverso.
“Diverso”, a quell'età, non è mai un complimento.
La solitudine non viene dall'assenza di persone intorno, ma dall'assenza di qualcuno che ti capisca davvero.
Il problema non sei tu. Il problema è che adeguarsi alla massa e a ciò che è “normale” è più facile che pensare. La mediocrità non fa rumore, non disturba, non richiede spiegazioni. Chi sceglie di non alzare la testa non deve mai giustificarsi. Chi invece insiste a fare domande, a immaginare, a voler costruire qualcosa di diverso, deve difendersi ogni giorno. Non perché abbia torto, ma perché disturba l'equilibrio di chi ha già smesso di provarci da tempo.
Nessuno ci ha mai detto, a quell'età, che non eravamo sbagliati, e che quella tendenza di vedere le cose in modo diverso non era un difetto da correggere, ma un potenziale tutto da scoprire. Nessuno ci ha aspettato all'uscita da scuola per dirci che avevamo qualcosa di speciale, e che dovevamo tenercelo stretto.
Nessuno ha mai voluto aiutarci a capire cosa farne.
TeenVentures esiste per quella ragazza e per quel ragazzo.
Per dare voce e strumenti a ogni giovane italiano che ha qualcosa da dire, e che finalmente ha qualcuno disposto ad ascoltarlo.
Crediamo che il talento non debba richiedere un'età minima per essere preso sul serio. Crediamo che i momenti più influenti nella vita di chi può fare la differenza non avvengano nei coworking delle grandi città, ma nelle camerette, sui treni regionali, nelle aule dei licei dove nessuno si aspetta grandi cose.
Crediamo che aspettare di diventare adulti per sentirsi degni di essere ascoltati sia uno spreco enorme, sia per chi ha il talento che per il Paese intero.
TeenVentures è la rivincita di tutti quelli a cui è stato detto che pensavano troppo in grande.
È l'opportunità che ognuno di noi avrebbe voluto avere, e che abbiamo il dovere di dare alle nuove generazioni.
Perché il futuro dell'Italia non inizia a trent'anni.
Inizia adesso.